Arpagofito: dosaggio, benefici, virtù, principi attivi

Arpagofito

Dietro questo nome si nasconde un frutto a forma di uncino soprannominato “artiglio del diavolo”, usato per secoli da guaritori e stregoni sudafricani. Scopriamo insieme l’Arpagofito ed i suoi diversi benefici!

Origine

Il suo nome deriva dal latino harpagos, che significa rampino, in relazione alla forma dei suoi frutti uncinati, che si aggrappano alle zampe dei cavalli. Nel tentativo di liberarsene, inarcano la schiena e danzano selvaggiamente, da cui il soprannome di artiglio del diavolo. Questa pianta erbacea, appartenente alla famiglia delle Pedaliaceae, cugina del sesamo, è originaria del deserto del Kalahari, della Namibia e del Sudafrica. Sono le radici secondarie profonde della pianta a contenere la più alta concentrazione di principi attivi.

Per centinaia di anni, le popolazioni indigene del Sudafrica (Bantu, San e Khoi) hanno usato l’arpagofito per trattare molti disturbi, tra cui dolori articolari, reumatici e digestivi.

Le prime descrizioni occidentali della pianta risalgono all’inizio del XIX secolo, ma solo un secolo dopo, nel 1907, un tedesco ne scoprì le proprietà medicinali dopo aver assistito alla spettacolare guarigione di un paziente trattato con questo famoso artiglio del diavolo.

L’arpagofito è una pianta selvatica, piuttosto difficile da coltivare. Oggi, circa 7 centinaia di tonnellate di radice di artiglio del diavolo vengono vendute ogni anno in tutto il mondo e, di fronte alla minaccia della sua sopravvivenza, i Paesi produttori (Namibia, Botswana e Sudafrica) hanno messo in atto politiche che ne regolano la raccolta al fine di preservare la risorsa.

Principi attivi dell’Arpagofito

L’arpagofito contiene molti principi attivi che contribuiscono ai suoi molteplici benefici.

  • Glicosidi monoterpenici (arpagoside, arpagide, procumbide) con proprietà antinfiammatorie, analgesiche e antispasmodiche.
  • Flavonoidi (luteolina e kaempferolo) e fitosteroli (sitosterina, stigmasterina), antiossidanti che potenziano l’effetto antinfiammatorio dell’arpagoside.
  • Fenoli con proprietà diuretiche
  • Molti minerali essenziali: calcio, magnesio, ferro, potassio, fosforo e rame.
  • Vitamine: beta-carotene e vitamina C antiossidanti e tutte le vitamine del gruppo B che svolgono un ruolo importante nel metabolismo cellulare.

Benefici dell’Arapagofito

L’Arpagofito per i dolori alla schiena

Dolori articolari

L’artiglio del diavolo è noto soprattutto per alleviare i sintomi dell’infiammazione, in particolare il dolore associato all’osteoartrite. È l’arpagoside il responsabile delle proprietà antinfiammatorie e analgesiche della pianta.

Un primo studio condotto nel 2000 ha confrontato l’efficacia dell’harapdol, un farmaco a base di arpagofito, con quella della diacerheina (trattamento classico per l’osteoartrite) su 122 pazienti affetti da osteoartrite del ginocchio. I risultati di questo studio dimostrano che l’arpadolo è paragonabile in termini di efficacia e superiore in termini di sicurezza alla diacereina.

Un altro studio del 2007 ha testato gli effetti dell’arpagofito per 8 settimane su pazienti affetti da reumatismi. Ha rivelato riduzioni statisticamente significative dei punteggi medi del dolore alla mano, al polso, al gomito, alla spalla, all’anca, al ginocchio e alla schiena” con un netto miglioramento della qualità della vita e, per oltre la metà di loro, una riduzione o addirittura la cessazione del trattamento farmacologico.

L’Escop (European Scientific Cooperative on Phytotherapy) raccomanda l’arpagofito anche per il trattamento dell’osteoartrite e del dolore lombare.

Dolore alla schiena

Un primo studio condotto nel 2002 su 250 pazienti affetti da mal di schiena non specifico, trattati con doloteffina (un estratto brevettato di Arpagofito) alla dose di 60 mg di arpagoside al giorno, ha concluso che “la doloteffina merita di essere presa in considerazione nei dolori dell’osteoartrite del ginocchio e dell’anca e nel mal di schiena non specifico”.

Un anno dopo, un altro studio tedesco ha confrontato il doloteffin con il Vioxx (un farmaco antinfiammatorio non steroideo). Secondo i risultati di questo studio, la doloteffina è stata efficace quanto il trattamento antinfiammatorio.

Problemi intestinali, perdita di appetito

È la forte amarezza che conferisce all’artiglio del diavolo la sua efficacia sull’appetito e sulla secrezione dei succhi digestivi (azione coleretica) necessari per una buona digestione. L’ESCOP, l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e la Commissione Europea riconoscono l’uso dell’arpagofito nel trattamento sintomatico della perdita di appetito e dei disturbi digestivi. L’Agenzia Europea dei Medicinali riconosce l’uso tradizionale dell’arpagofito “per alleviare dolori articolari minori, nonché gonfiore, flatulenza e perdita temporanea dell’appetito”.

Arpagofito: dosaggio

Si consiglia di scegliere prodotti fitoterapici contenenti il 3% di gluco-iridoide o l’1,2-2% di arpagoside.

Il dosaggio varia a seconda del disturbo da trattare.

Per alleviare i dolori articolari o muscolari:

  • Da 3 a 6 g al giorno di compresse o capsule in polvere (durante i pasti)
  • Da 600 a 1200 mg di estratto standardizzato (ai pasti)

Per stimolare l’appetito o migliorare la digestione:

  • 500 mg in compresse o capsule in polvere 3 volte al giorno con i pasti

Controindicazioni, effetti collaterali dell’Arpagofito

Il consumo regolare di artiglio del diavolo può causare lievi problemi intestinali, tra cui un transito accelerato. La pianta può anche irritare lo stomaco, da qui la necessità di assumerla con il cibo. L’arpagofito è controindicato in caso di ulcere gastriche o duodenali, nonché nei diabetici e nelle persone con malattie cardiovascolari. Anche le donne in gravidanza dovrebbero evitare di assumere l’arpagofito.

Andiamo oltre… verso nuove scoperte scientifiche!

Un recente studio coreano condotto nel 2017 ha cercato di valutare l’attività anti-osteoporica dell’arpagoside in un modello di roditore ovariectomizzato. I risultati di questo studio hanno suggerito che l’arpagoside è “un potenziale candidato per la gestione dell’osteoporosi postmenopausale”. Questo apre la porta ad ulteriori studi e forse a un nuovo promettente trattamento…

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Lise Lafaurie

Dietista e nutrizionista, amante della vita e ho la vocazione a rispolverare la visione austera e vecchio stile della dieta tradizionale. Autrice del blog “Le Patatine Verdi”, il motto che mi è caro "se fa bene alle mie papille gustative, fa bene al mio corpo.

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